22 maggio 2008

GOMORRA di Matteo Garrone

Ci si trova insabbiati nel nero, schiacciati dalla plumbea atmosfera di Scampia, si sente l'odore di sangue, di droga e di armi. Ma è una sensazione che si prova già cinque minuti dell'inizio del film, quando all'entrata in sala si guarda l'adatto poster del film: un grande rettangolo nero con al centro scandito il titolo del film. Garrone dimostra di avere la piena padronanza della macchina da presa e segue i volti, arrivando a sfiorarli con violenza, quasi a deformarli per la vicinanza e a cancellarne ogni innocenza, ogni buon proposito. Non sono però, pur reputandolo un buon film, così entusiasta, credo che siamo lontani dal capolavoro (parola che leggo sempre più spesso associata a questo film). Forse quello che non ho trovato è una concezione universale del dolore e del male nelle piccole cose, nella quotidianità: si crea quindi un microcosmo terribile e chiuso. Forse è solo questione di scelte. Comunque la messinscena del mondo di violenza schiacciato dai palazzoni napoletani, mi ha lasciato un po’ perplesso. Perché nell’Imbalsamatore Garrone sapeva insinuare il turbamento dentro lo spettatore senza che questo se ne accorgesse, in Gomorra ciò non è avvenuto, sono rimasto quasi distaccato nella descrizione di questo mondo troppo lontano. Ma forse è solo questione di scelte.

15 maggio 2008

Limoni

Ecco il trailer del nuovo film di Woody Allen: Vicky Cristina Barcellona, titolo che non sappiamo come verrà rovinato dalle case di distribuzione. Quello che colpisce nel trailer non sono le atmosfere alleniane o i dialoghi brillanti e acuti, ma il fatto che, per i quasi due minuti di durata, non si veda altro che Bardem, Scarlett e la Cruz limonare. Il bacio a luci rosse tra le due è già cult.

08 maggio 2008

IL TRENO PER IL DARJEELING di Wes Anderson

Difficile scrivere un commento razionale sul nuovo film di Anderson, regista al quale si vuole un gran bene per il suo attaccamento ai personaggi e alle loro buffe nevrosi, per la sua capacità di dipingere, con tocco surreale, un mondo più che mai reale. Dico subito che non ha deluso le altissime aspettative, pericolo costante quando si ama incondizionatamente qualche regista. Wes Anderson pone al centro della vicenda, ancora una volta, una famiglia e ne analizza, con la leggerezza del suo personalissimo stile, le dinamiche tra i vari componenti. Tre uomini al centro della storia, tre fratelli che dopo il funerale del padre decidono di fare un viaggio in India per ritrovare se stessi. Il motivo non è proprio l’elaborazione del lutto quanto la comprensione della presenza di catene che legano agli eventi passati e la necessità non tanto di romperle definitivamente quanto di capirne il senso e piano piano slegarle.
Wes Anderson ambienta tutto in un’India magicamente speziata, costruendo quadri saturi di colori e oggetti meravigliosamente kitsch (molti i rimandi al bellissimo Hotel chevalier) dove i protagonisti, guardati dalla macchina da presa con affetto quasi paterno, costituiscono, nel loro piccolo, un universo da un lato assolutamente folle dall'altro molto vicino a noi nell’incappare negli stessi errori, nella diffidenza dei comportamenti e nella voglia di ripartire. Ho pensato che avrei adorato il film già dopo cinque minuti, quando Bill Murray corre per salire sul treno ma, sorpassato da Brody, sembra lasciargli il testimone, un pass per entrare nella famiglia Andersoniana di cui tutti vorremmo far parte. I personaggi di Anderson, qui come nei lavori precedenti, sono uomini sconfitti ritratti nel momento in cui provano a rialzarsi con le ferite non ancora cicatrizzate e il dolore di queste che li sottopone al ricordo del passato e alle sue conseguenze. Personaggi che, una volta pronti, sanno togliersi le bende, mostrarsi realmente e, una volta liberati delle zavorre del passato, ripartire.

Io non so come sia possibile ma credo che siano in pochi quelli che, come Anderson, sanno inquadrare gli occhi di un personaggio e, in un attimo, svelare tutto ciò che c’è dietro. Ecco che i ritratti che il regista propone, con la collaborazione della penna di Schwartzmann, sono complessi, sfumati, mai quadrati e decisi ma in continua evoluzione, mantendendo però quella bizzarra vena malinconica che fa sorridere e allo stesso tempo piangere nel guardarli.

05 maggio 2008

IRON MAN di Jon Favreau

Arriva nelle sale, nella settimana in cui esce il film dell'anno, Iron Man. Non sono ancora andato a vedere il film, in compenso per placare l'attesa mi son buttato su ciò che i cinema della zona avevano da offrire. Robert Downey Jr intepreta l'ennesimo eroe della Marvel portato sul grande schermo: quel geniaccio, miliardario e strafigo di Tony Stark (insomma Robert Downey Jr fa la parte di se stesso) a capo di un'industria di armamenti, dopo aver costruito un'armatura pazzesca per sopravvivere e scappare da un sequestro, capisce che forse forse c'è qualcosa di moralmente discutibile nel suo lavoro. Le fasi dell'accettazione della nuova identità,i conflitti interiori e la consapevolezza delle proprie capacità, forse le questioni più interessanti di un film su supereroi che se approfondite possono trasformare una tamarrata in un signor film (vedi Spiderman), sono temporalmente dilatate ma poco analizzate. Resta comunque un film con effetti speciali sensazionali, e un sequel già praticamente annunciato. A tratti piacevole, a tratti noioso, resta una pellicola alla quale non riesco a voler male a causa della geniale ultima battuta.

02 maggio 2008

Fake, je t'aime

Si parlava giusto qualche post fa della Scarlett cantante, ci piace.
Ho cercato per mesi e mesi i sottotitoli per
Paris, je t'aime (film coi controcazzi (almeno sulla carta) diviso in 20 episodi diretti da venti registi differenti tra i quali: i Coen, Cuaron e Van Sant) senza trovare niente, se non un file che nel titoli annunciava pretestuosamente di essere proprio quello giusto ma che nella prova si rivelò tutt'altro che adatto: faccio partire i due file giusti e noto qualche cosa che non va: sul video sembra esserci un tizio in macchina incazzato "Radio de merde!" e qualche altra parola in francese, nei sottotitoli due persone parlano del più e del meno. Rassegnato al fatto che non sarei mai riuscito a vederlo, quasi me ne dimentico ad eccezione di quella volta in tre mesi in cui mi lamento della mia impossibilità nel vedere un film che so già di amare (Amo la Francia e Paris, pur non essendoci mai stato. Amo la lingua franscesè e la loro erre pur avendolo studiato solo alle medie). Bene, una decina di giorni fa cade la ricorrenza delle mie bestemmie e lamentele per il film, lo stesso pomeriggio mi ritrovo a controllare Gerry di Van Sant. Vado a metà film e vedo Castellitto. Mmmm. Parla in francese. Mmmm. Controllo i titoli di testa e mi sembra di avere un dejà-vu ma la mia memoria è un contenitore piccolo piccolo, e quei pochi fatti che riescono a rimanerci intrappolati dentro si dispongono in maniera completamente disordinata e confusionaria quindi non mi accorgo di averli già visti. Fino a quando non compare il titolo: Paris je t'aime e il sottotitolo: Parigi ti amo. Ora, non so se avete capito quanto culo ho avuto. è una cosa di cui non mi capacito neppure io, ma va benissimo. Tutto questo per dirvi che, contento della notizia di aver trovato il film che volevo per errore, ho cercato qualche informazione su Internet e ho scoperto che in cantiere ci sono altri due progetti dello stesso tipo: New York, I love you e Tokyo, I love you. Nel primo, c'è anche un segmento diretto da Scarlett Johansson (ce n'è anche uno dell'altra bolena: Natalie Portman).
Questo per dire che, va bene che come cantante ci aspettavamo di peggio e ci hai sorpresi, però forse stai pisciando
un po' fuori dal vasino.

22 aprile 2008

L'ULTIMA MISSIONE di Olivier Marchal

Volevo scrivere di L'ultima missione ma non ne ho tanta voglia, riporto quindi una conversazione su msn con un'amica cinefila. Se avete intenzione di andarlo a vedere 1-siete dei pazzi 2- magari non leggete, oppure fermatevi a metà perchè c'è tutta la trama. C'è anche qualche chicca su Oxford Murders che non credo sia rilevante, anche se io andrei a vederlo solo per la scena descritta.

EDO: oh mi raccomando vai a vedere l'ultima missione

EDO: assicurati di bere 6 caffè prima, però

ILA: ci stavo credendo

EDO: che coglioni infiniti

ILA: e tu, mi raccomando, vai a vedere oxford murders

ILA: però cerca di sbagliare sala, dopo aver fatto il biglietto

ILA: qualsiasi cosa becchi, sarà meglio di quello

EDO: settimana grandiosa al cinema

ILA: cazzo non posso credere che elijah mi abbia buggerato così

ILA: giuro che ho pensato di andarmene a metà, non fosse che è un giallo e mancava la soluzione..

EDO: posso rivelarti parte della trama?

ILA: sì dài

ILA: solo per stavolta

EDO: ok te la dico tutta

ILA: ecco

EDO: no ma te lo juro è orribile. C'è sto sbirro che beve tantissimo. E poi sai che la trama che si legge è "Deve proteggere una tipina perchè esce il killer dei suoi" Invece no. Lui beve tantissimo e scopre che c'è uno che uccide tutte le donne con gli animali allora alla fine lo vedi ed è un tossico. cioè uno che non è manco capace di stare in piedi, poverino lo vedi che non sa neanche da che parte è girato

EDO: e niente alla fine è proprio lui. allora lo inseguono in mezzo a tutti i cani che si sbranano tutto e tutti. e sembra una puntata di rex.

ILA: in che senso uccide le donne con gli animali?

EDO: le donne che hanno animali in casa

ILA: aah, ok

ILA: credevo le uccidesse usando degli animali

EDO: e in tutto questo compare ogni tanto ma pochissimo la tipina. che per quanto è slegata la vicenda potrebbe essere in un'altra città e in un altro tempo. invece no è proprio vicino a auteuil. E c'è sto killer che sta per uscire e fa un po' paura perchè è cattivo

EDO: e sta cogliona gli manda quando è in prigione per gli ultimi giorni una lettera con scritto Sei tu, stronzo! Sono io! La! Figlia! e ci mette anche una foto

EDO: ma sei un'idiota e devi morire pazza

EDO: e insomma che alla fine auteuil e sta qui si conoscono

EDO: e dopo 2 volte che si vedono

EDO: e che non parlano

ILA: scopano

EDO: perchè lei è presa male e lui è gonfio

EDO: no, si baciano

EDO: però è una cosa assurda. li guardi e dici "Ma vi conoscete voi?"

ILA: pensa che questo succede anche in oxford murders, tra elijah e ben DUE ragazze diverse, tipo così, "ciao" "ciao", lingua in bocca

EDO: e poi auteuil mi sa che si voleva fare anche una sbirra nuova. ah poi a metà muore uno che credo sia il nonno della tipina. ma muore tipo così a caso, si acascia. io son scoppiato a ridere. Vabè che nell'ultimo quarto d'ora auteuil uccide 1- il killer uscito di prigione 2- uno sbirro che picchiava la sbirra 3- la moglie che era malata 4- si uccide

ILA: noooooooooooooo

EDO: e quindi mi raccomando guardalo, eh.

ILA: ma ti dirò che nonostante tutto, un po' m'hai fatto venir voglia, sembra molto pulp

ILA: be' in oxford murders, ti dico solo che a un certo punto c'è elijah a letto con sta chiattona, che ha delle tette GIGANTI, ed è molto più grossa di lui che a 27 anni ancora ne dimostra 15

ILA: e lei indossa solo il grembiule e sotto è nuda e fa gli spaghetti, e porta il padellino con gli spaghetti A LETTO

ILA: e allora lui, manco fossimo in 9settimaneemezzo, li prende e glieli spalma sulle tette con tutto il sugo al pomodoro e poi si guardano negli occhi e lui dice "questo momento è perfetto". TI GIURO

EDO: è geniale

ILA: non riuscivo a guardare, ho chiuso gli occhi

ILA: stavo malissimo

EDO: ma si amavano?
ILA: Si amavano alla follia, e si eran conosciuti la settimana prima. trash sopra ogni limite

ILA: vado a pranzo, spero non ci siano spaghetti
EDO: al limite spalmateli, fatti un filmato con la web cam, mettilo su youtube, mandami l'indirizzo e poi vai a vedere L'ultima missione.
ILA: ciaaa
EDO: ciao sbirra


19 aprile 2008

David Bowie, Tom Waits e la Scarlett

Esce il 20 maggio, credo, il cd di Scarlett Johansson (al quale collabora anche David Bowie) con un po' di cover di Tom Waits e un pezzo inedito.
Quando venni a sapere che avrebbe anche cantato mi chiesi perchè. Sei bella, sensuale e brava, lavori con Allen (sì che ora preferisce la Cruz a te, però), non c'è bisogno di cantare. Come Madonna: sei entrata nella storia della musica, ti abboniamo la parte in Body of evidence perchè hai fatto sognare noi ragazzini e ci hai fatto diventare ometti (io e mio fratello lo abbiamo visto una volta verso mezzanotte quando eravamo piccoli, a basso volume per non farci sentire dai nostri genitori. Non so se ci siamo scambiati qualche opinione durante la visione, ma credo che fossimo ipnotizzati da Madonna che versa la cera sul petto del tizio.) ma ora non puoi metteri a fare la regista. Ci credo che poi tutti credono che il film te l'abbia fatto il marito. Canta e basta, al massimo fai le lesbicate con Britney Spears. Anzi, se puoi, non cantare neanche più.
Tutto ciò per esprimervi la mia titubanza nei confronti della Scarlett cantante. Ecco che ieri sento quello che credo sia il primo singolo. Non è male e mi sono accorto di averlo ascoltato sei volte di fila (mi sono fermato perchè dovevo uscire se no credo che sarei andato dalla D'Urso per il Maggior numero di ascolti consecutivi della stessa canzone).
Gli amichetti a cui l'ho detto mi hanno preso per il culo a sangue, dicendo che non sono obiettivo e credibile. Ecco, innanzituttto guarda la bocca di Scarlett per 5 secondi e poi dimmi se puoi essere obiettivo. Nonostante questo, ho fatto di tutto per esserlo. La canzone è bella e dà dipendenza. Giuro.

Scarlett Johansson - Anywhere i lay my head

14 aprile 2008

IN AMORE NIENTE REGOLE di George Clooney

Dal caro George ci si aspetta tanto. Tra i "mestieri" del nostro, quello di regista è di certo il più apprezzabile rispetto a quello di attore o divo. Le due prove precedenti avevano dimostrato la bravura di Clooney, soprattutto Good night & Good luck. Con In amore niente regole, si concede una pausa dai film politicamente impegnati, e si rilassa con una commedia dal gusto retrò. Il film, non ha solo l'ambientazione datata (1925) ma anche la composizione classica dell'immagine, il colore seppia della fotografia, e i dialoghi in bilico tra offesa e seduzioni tra i protagonisti non possono che rimandare alle vecchie commedie americane. Il triangolo d'amore tra un affascinante giocatore di football (George Clooney), una bella e decisa giornalista (Renée Zellweger) e un campione sportivo (John Krasinski) si evolve tra malintesi, gelosie e verità celate senza però riuscire ad essere incisivo. Anzi, si ha la sensazione che ci sia qualche lungaggine di troppo, che il film potesse benissimo durare un'oretta e mezza e ne avrebbe solamente giovato. Non mancano certo da parte di Clooney le frecciate alla popolarità e i suoi superficiali meccanismi, al giornalismo e le sue furbizie, la nostalgia per lo sport come divertimento, regredito a monotono esercizio fisico a causa dei rigidi regolamenti.
Insomma un film non proprio riuscito, aspettiamo il prossimo...

10 aprile 2008

JUNO di Jason Reitman

È di una tale assurdità che quel ciccione di Ferrara abbia parlato di Juno come di un film anti aborto. Juno non è questo, non c'è morale e non si parla di valore della vita: c'è solo la crescita di una sedicenne che fa l'amore, si ritrova incinta e affronta la questione. Ed è tutto così terribilmente indie da risultare adorabile. C'è Juno (splendida e bravissima Ellen Page) sboccata, decisa, amante degli Stooges e delle righine, c'è una colonna sonora meravigliosa che sto riascoltando per l’ennesima volta, c’è lo script di Diablo Cody che regala dialoghi e battute al fulmicotone. Reitman (che già si era fatto notare con Thank you for smoking) mette in scena uno squarcio di provincia americana in cui la determinazione di Juno è ancor più piacevole se messa a confronto con gli altri personaggi attratti dal nuovo ma nello stesso tempo spaventati dal cambiamento (Mark e Vanessa), teneri, indecisi e scoraggiati (Bleeker).
La questione, sollevata da più persone è se Juno sia un film furbo, fatto per incastrare noi che ascoltiamo i Belle and Sebastian e ci facciamo emozionare da una cassetta delle lettere piena di scatole di tic tac.
Francamente non mi interessa. Se la risposta fosse sì, è stato fatto talmente bene da risultare un immenso piacere.

E come si fa a non innamorarsi di una ragazza che si fa trovare fuori di casa seduta su una poltrona con una pipa in bocca?

07 aprile 2008

NON PENSARCI di Gianni Zanasi

In Non pensarci ci sono:
-un musicista rock
-una famiglia in crisi
-una zoccola
-ansiolitici
-una fabbrica che sta per fallire
-tradimenti
-lutti
-bisogno di soldi
-il figlio di papà
Almeno 5 o 6 temi dell'elenco sono comuni alla maggior parte delle commedie italiane, ma la differenze sostanziale tra Non pensarci e le altre è che il regista non è Muccino. A dirigere questa commedia, presentata alle Giornate degli autori al Festival di Venezia, è Gianni Zanasi, la cui somiglianza con T-Bag è evidente e allo stesso tempo inquietante. Il regista segue un trentenne musicista rock che sente la necessità di tornare dai genitori, ma una volta lì scopre che non era l'unico ad aver bisogno di aiuto, con un insolito piglio. Il film esplora i rapporti familiari e le tematiche sopra citate con una sincerità rara nel nostro cinema, tenendo un ritmo e una leggerezza invidiabili. Si ride di gusto, grazie all'ottimo Mastandrea, che è sempre più bravo, e a tutto il cast che lavora affiatato: Battiston, la Murino, la Caprioli.