Io dico che la voce narrante potrebbe anche evitare di spiegarci quello che vediamo invece di seguire passo a passo, in modo fastidioso ed insistente, la vicenda ribadendo e sottolineando gli avvenimenti. Certo viene voglia di andare in Spagna, questo Allen lo sa fare, restituisce un'immagine intrigante di Barcellona come aveva fatto con Manhattan e poi anche con Londra. Ma la sensualità e l'eros che il trailer prometteva a badilate non sono poi così presenti. Il triangolo funziona, i personaggi entrano ed escono dalla scena, sembrano quasi darsi il cambio battendo cinque, si incontrano, vanno a letto, discutono sull'amore e vanno a letto ancora. La macchina da presa li avvolge, la fotografia li scalda ma manca qualcosa: ecco perchè anche il bacio tanto discusso Johansson-Cruz lascia quasi indifferenti. C'ètanta roba nel nuovo film di Allen: l'amore prima di tutto, e l'amicizia, la bellezza, e l'aggrovigliarsi delle relazioni. Ma non si capisce dove il regista voglia arrivare, e per tutto il film si ha la sensazione che la vicenda e il tono debbano decollare. Invece no, si resta davanti ad una vicenda dominata da piacevoli interpreti (grandi Cruz e Bardem) ma un po' moscia nel resto.
(è più o meno mezz'ora che provo a capire perchè mi pubblica il post con questi caratteri, almeno mettimene uno uguale anche se fa schifo. Naturalmente non ho capito il motivo.)
IL PAPÁ DI GIOVANNA di Pupi Avati
Il nuovo film di Avati ha il solito difetto riscontrabile negli altri film del regista: un taglio televisivo che fa tanto, troppo fiction. Una fotografia seppiata accompagna le avventure di Giovanna e della sua famiglia, donando alla pellicola il sapore di una foto d'epoca che però non trova conferma in una sceneggiatura che sembra ricordarsi solo a momenti di aver ambientato la vicenda durante la seconda guerra mondiale senza quindi giustificare tale scelta. Se la contestualizzazione della vicenda è per niente riuscita non essendo in grado di dare al film un respio più ampio, è invece ben approfondito e indagato il rapporto di attaccamento morboso padre-figlia. Il trio d'attori che compone la famiglia protagonista (Orlando- Neri -Rohrwacher) è emozionante e ben amalgamato, i comprimari che li circondano, invece, sono ridicoli nella loro recitazione palesemente artificiosa e grossolana (per primo l'insopportabile e incapace Greggio). Non è quindi tutto da buttare, ma questo film, insieme agli altri in concorso, aveva fatto parlare (per l'ennesima volta) di rinascita del cinema italiano e non se ne capisce il motivo soprattutto perchè quest'anno sono usciti film come Il divo e Gomorra che ad Avati pisciano in culo.
PRANZO DI FERRAGOSTO di Gianni di Gregorio
Pranzo di ferragosto sembra arrivare nelle sale in punta di piedi, bussare piano piano educatamente per non disturbare tra gli altisonanti nomi di inizio stagione. È ovviamente il miglior film italiano che era al festival di Venezia, non che ci volesse tanto alla fine. Dura poco poco, è fatto con poco poco ma la povertà dei mezzi è controbilanciata da una tale sincerità della vicenda che è impossibile non farsi coinvolgere e ridere di fronte a tutte queste vecchie esplorate nei segni e nelle rughe e il protagonista che è un po’ un Daniel Auteuil italiano che beve e fuma come un porco.
Non c'è in Il matrimonio di Lorna quella macchina da presa traballante che caratterizzava i precedenti lavori dei fratelli; c’è comunque un costante e spietato inseguimento della protagonista che diventa simbolo di un'umanità che ha abbondonato (quasi) ogni uomo, ogni situazione ed ogni paese. Ma può la forza di una persona elevarsi sgomitando in un mondo in cui i propri interessi diventano l'unica prospettiva? Lorna cerca di stare a galla quando la superficie rimane sempre, e nonostante tutto, lontana: ad ogni bracciata segue una mano più forte che la spinge di nuovo in profondità, nella merda totale. Alla ricerca di un compenso, di una briciola di riscatto che niente e nessuno è disposto a darti, neanche quando ti spogli completamente alle persone e a te stesso, neanche quando rifiuti la storia che hai sempre voluto e cercato di portare avanti, neanche quando arrivi a non distinguere ciò che succede. Il matrimonio di Lorna è un film che distrugge i protagonisti e lo spettatore, si verifica anche una sorta di immedesimazione (per quanto possibile) e di empatia che nei precedenti film dei Dardenne non poteva e non doveva avvenire. E i Dardenne raccontano la loro protagonista con il solito stile secco, asciutto e crudele delineando un mondo di schifo in cui gli unici modi per sopravvivere sono allinearsi con esso o addormentarsi con una finta speranza dentro di sè.
IL SEME DELLA DISCORDIA di Pappi Corsicato Il seme della discordia acclamato dai più come il miglior film italiano a Venezia, ha il pregio di dare una ventata di freschezza al solito vecchio cinema italiano. Pappi Corsicato costruisce una commedia à la Almodovar che qua e là stupisce lo spettatore per la ricerca visiva in cui si impegna fino in fondo. Ma oltre ad un'estetica nuova e apprezzabile non c'è poi molto:una sceneggiatura che incuriosisce ma non cattura lo spettatore e lo stesso vale per le interpretazioni non proprio esemplari, ma ci si accontenta.
UN GIORNO PERFETTO di Ferzan Ozpetek Dai commenti sentiti dai reduci di Venezia mi immaginavo la scena di gente che esce dalla sala correndo con le mani tra i capelli urlando Ozpetek merda!. E io proprio non amo Ozeptek, la retorica e la finta autorialità che il regista si porta dietro. Un giorno perfetto non è altro che l'ennesimo identico film: c'è di tutto. Ozpetek scrive su un foglio tutte le cose più brutte che possano succedergli e magicamente quella decina di parole diventano una sceneggiatura infarcita di personaggi inutili e portatori di sventure (il giovane pittore con la madre morta suicida), personaggi inutili e neanche portatori di sventure (ma la Finocchiaro? ma la Finocchiaro?) che deviano l'attenzione dalla vicenda principale che già, voglio dire,t anto leggera non è. Suicidio, omicidio, sesso, tradimenti, divorzi, bambini confusi, bullismo (la new entry!), suicidio 2, la coppia gay. Et voilà!
Arriva nelle sale dopo un'estate di noia cinematografica (fatta eccezione di qualche episodio piacevole) questo piccolo film franco-belga poco pubblicizzato, poco visto e poco discusso che qualche attenzione in più se la meriterebbe. Eldorado Road è un road movie attraverso le lineari strade del Belgio di una coppia improbabile: un commerciante d'auto e un ladro che ha tentato di rapinarlo. Non c'è nessuna Eldorado da raggiungere, non c'è oro da trovare, ma solo immensi vuoti da riempire. Due anime kaurismakiane si incontrano e ciò che ne esce è un sincero bisogno di compagnia e comprensioni malgrado le diversità, le bugie e la ridicola inconcludenza delle parole che aprono squarci di strana comicità. Il paesaggio è desolante, distese verdi ai lati della strada e un cielo riempito di nuvole schiacciano i protagonisti opprimendoli, amplificando la percezione della malinconia nello spettatore davanti a un film fotografato sapientemente, asciugato nella messinscena, pacato ma denso.
C'è da dire che se non ho scritto per più di un mese non è perchè ero in vacanza ma solo per mancanza di voglia. Tempo ce n'era, forse troppo, ce n'era talmente tanto da lamentarsene. Comunque visto che non so cosa fare nella prossima ora, un po' di considerazioni in un post a punti almeno non devo neanche impegnarmi a mettere insieme le frasi in modo logico: - Ho visto le prime puntate di Prison Break e....SPOILER!....sono contento che sia tornata Sara, anche se mi sembra poco credibile che nessuno si fosse accorto che era la testa di qualche povera malcapitata. Ma vabbè che da Lincoln cosa ci si può aspettare, quel buzzurro a cui ho augurato la morte per tutta la puntata. L'hacker cinciu supercazzuto è diventato già il mio nuovo personaggio preferito (idolo T bag che scopa e mangia tutti). - Sono stato a una festa in maschera, tema: Hollywood. Mi sono vestito da Joker di Il cavaliere oscuro e un mio amico da Two-face, abbiamo passato la giornata della festa a sperare che ci fosse anche un Batman immaginando quanto gli avremo rotto i coglioni tutta la sera. Non c'era Batman. C'era un Superman ma talmente brutto da non meritarsi neanche la nostra attenzione. Tiè. Aneddoto: Per tutta la sera mi vedo passare davanti un bambino che cammina ingobbito e zoppicante con un bastone e un naso finto, non capisco da cosa si sia vestito. Visto che la curiosità mi stava divorando il cervello (già fuso perchè la bomboletta bianca e quella verde che mi sono sparato in testa devono essere cancerogene che neanche un McChicken) lo inseguo e glielo chiedo direttamente: Io: Ciao, ti posso fare una foto? Bambino: Sì Io: Scusa, ma da cosa sei vestito? Bambino: Ehm... Io: ... Bambino: Ah sono vesito da l'ispettore ehm.. Io: ... Bambino: (In inglese, girandosi rivolto alla mamma) Mammaaaaaaa, chi sono? Da chi sono vestito? Mamma: Sei... Bambino: Ah sì sono vestito dall'Ispettore Clouseau vestito da Toulouse-Lautrec. Io: ... Io: ... Io: Bello. - Mercoledì vado a sentire Antony and the Johnsons a Milano. Sono stato previdente nel comprare il biglietto: l'ho preso talmente presto che sono seduto lateralmente a 200 km dal palco, è già tanto se non sono girato di schiena con vicino uno stereo che trasmette a ripetizione Toxic di Britney Spears. Sto già facendo le scommesse con me stesso sulla canzone che mi commuoverà, l'hanno spuntata in 3 che se la giocano: Cripple and Starfish, Hope there's someone e Man is the baby. Che vinca la migliore (forse Toxic). - L'altro ieri sera ho visto Clerks e sono morto dal ridere. Sono due giorni che con un mio amico non facciamo altro che citarne le battute. Oggi a pranzo, mentre mangiavo, mi è venuta in mente la scena dei film da ordinare e ridevo, ero tanto visibilmente divertito che mia sorella mi ha preso per il culo per mezz'ora perchè ridevo da solo. - Ieri sera ho visto Clerks II e non può competere con il primo, anche se sentivo già di essere affezionato ai personaggi quindi non posso volere male a quel film. E poi Rosario Dawson. Oh Rosario Dawson. Secondo me oltre ad avere quella bocca ed essere tanto bella è pure simpatica e intelligente. A un certo punto del film ho anche deciso che deve essere una Tipa giusta che ascolta la musica giusta. Io ne sono sicuro. Ti amo Rosario.
Arriva nelle sale ad aprire una nuova stagione cinematografica il nuovo cartone animato della Dreamworks: Kung Fu Panda. Po è un panda grasso e flaccido che ricorda un po' Hoffman nell'incipit di Onora il padre e la madre ma nonostante ciò sogna e ama il Kung Fu. Il giorno della decisione del prescelto che dovrà difendere la valle dal temuto Tai Lung, la scelta cade proprio su di lui e scatena le gelosie dei Cinque Cicloni. Grandissima tecnica d'animazione per un cartone animato che ben sa equilibrare momenti di combattimento con una spiritualità leggera e mai pedante che colpisce nel segno. E, naturalmente, si ride. La morale è sempre quella: credi in te. Anche se sei grasso stupido tonto mollo puzzi ti abbuffi di frutta del Sacro Albero di Pesco della Spiritualità Cosmica ti lavi le ascelle nel Lago di Lacrime di Vergine credi in te che dentro sei tanto bello e bravo.
PS: Fabio Volo poverino si sente che si impegna ma forse non è proprio il suo lavoro quello del doppiatore. Tornatene a scrivere libri, Fabio. Vabè facciamo di no. Torna a recitare. Naaa, meglio di no. Vabè torna a viaggiare per il mondo pagato da mtv.
Io odio i concerti da seduto. Voglio stare in piedi e neanche attaccato alle transenne. Voglio sentire le magliette sudaticce della gente che ho intorno, farmi calpestare i piedi, urlare e saltare insieme ad altre migliaia di persone verso il palco oppure dondolarmi sui vicini e commuovermi in silenzio. Per questo l'Arena per quanto suggestiva non è il mio posto ideale per un concerto. Essendo al risparmio avevo anche i posti meno costosi: gradinata non numerata, ma siamo risuciti ad essere abbastanza laterali da poter vedere piuttosto bene il palco. Arrivato stanco dal viaggio e provato dall'aperitivo che ha preceduto la serata, sono rimasto sorpreso dal modo sbrigativo di iniziare il concerto. Sapete lo spegnersi della musica, gli applausi lunghi minuti, il cuore che batte aspettando di vedere apparire qualcuno sul palco? Niente di tutto ciò. Ad un secondo dallo stop alla musica, entra Bjork iniziando Earth intruders, un po' poco riuscita per la scelta di utilizzarla per aprire il concerto con il pubblico ancora freddo e soprattutto ancora timoroso ad alzarsi mandando a fanculo la security e la gente seduta dietro. Bjork ci delizia con i suoi classici (All is full of love, Pagan Poetry, Joga, Hunter...) accompagnata dalle coloratissime suonatrici di ottoni che tenevano il tempo ballando. Ad un certo punto, il clima cambia, l'atmosfera si scalda con Hyperballad che, rivoluzionata coraggiosamente, costringe la gente ad alzarsi e a muoversi (sentite qui a 2 minuti e mezzo). Poi il concerto si trasforma in un mezzo rave, dove ogni canzone si fa più spinta e quasi (forse senza il quasi) techno con tanto di laser verdi a illuminare e stordire il pubblico dell'arena. E poi la degna chiusura con Declare Independence con il pubblico pronto a urlare di alzare la propria bandiera più in alto (higher! higher!) e Bjork che balla invocando l'indipendenza da ogni forma di sottomissione. Un'ora e venti di concerto, brevissimo ma decisamente intenso (certo fa strano essere già fuori dall'Arena alle 10,30.)
Lo dico subito (e so che non c'entra niente): Io sto con Spidey. Se si organizzasse un torneo di supereoi io sarei vestito con la tutina rossa e blu dell'uomo ragno a tirare in aria stelle filanti al posto delle ragnatele. Merito del personaggio che mi affascina di più e, soprattutto, di Raimi che ne ha fatto un carattere complesso e tormentato al quale è difficile non affezionarsi, al contrario di Batman che è un po' troppo tamarro e non eroe per essere un supereroe. Sta di fatto che questo Cavaliere Oscuro è proprio figo. Nolan, dopo il deludente Batman Begins, dipinge una Gotham nera e cupa che si aggrappa al bagliore di una speranza che forse non è proprio quella che ci si immagina, ma questo non ha importanza. Gotham City, Batman, Joker, sono come la monetina di Due facce: basta mezzo giro per ribaltarne il significato e le conseguenze. E così Nolan gioca con la dualità del mondo, stravolgendo le prospettive: impiccati che stanno in piedi, buoni che diventano cattivi e si diverte con l'intrattenimento di un Joker sfatto, slavato, viscido, perfetto. In uno dei migliori film su Batman che siano stati realizzati, ogni cosa sembra trovare giusta collocazione: ogni personaggio, concetto, atmosfera è miscelato con minuziosità da Nolan a ricreare un mondo che cancella l’assoluto, un mondo in cui tutto si sdoppia e niente è davvero come appare.